Senza la minoranza, niente Consiglio: cinque atti approvati e nessuna risposta nel merito
Il Consiglio comunale del 31 luglio si è svolto grazie alla presenza del capogruppo di Arriora. Assenti tre componenti della maggioranza, comprese le assessore al Bilancio e ai Servizi sociali. Tutte le deliberazioni sono state approvate con sei voti favorevoli e uno contrario. Respinta anche la richiesta di rinviare il nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali per correggerne gli errori.
Il Consiglio comunale di Riola Sardo del 31 luglio 2026 si è aperto con un dato politico e istituzionale che merita di essere conosciuto dai cittadini.
All’appello erano presenti sette componenti: il Sindaco, cinque consiglieri della maggioranza e un solo rappresentante delle minoranze, il capogruppo di Arriora Mario Cesare Secci.
La maggioranza, da sola, poteva contare soltanto su sei presenti. Senza la partecipazione del capogruppo di Arriora non sarebbe stato raggiunto il numero legale e il Consiglio comunale non avrebbe potuto svolgersi.
Non è una valutazione politica. È semplice aritmetica: sei più uno fa sette. E quell’uno, indispensabile per aprire la seduta, apparteneva alla minoranza.
Per questa ragione Secci ha chiesto alla Segretaria comunale di riportare espressamente a verbale che il Consiglio si stava svolgendo grazie al senso di responsabilità della minoranza.
Tre assenze nella maggioranza
Della maggioranza erano assenti tre componenti:
- Claudia Mocci, assessora al Bilancio;
- Maria Rosina Lochi, assessora ai Servizi sociali;
- Simona Maria Franca Loddo.
Sono assenze politicamente rilevanti, perché quasi tutto l’ordine del giorno riguardava il bilancio, la TARI, gli equilibri finanziari e alcuni interventi destinati al settore sociale.
Proprio le assessore maggiormente interessate dagli argomenti in discussione non erano quindi presenti per illustrare le proposte, difendere le scelte dell’Amministrazione o rispondere alle osservazioni della minoranza.
Arriora avrebbe potuto limitarsi a prendere atto della situazione. Ha invece scelto di garantire responsabilmente il funzionamento dell’istituzione, partecipando alla seduta e discutendo nel merito tutti i documenti.
Cinque deliberazioni approvate con sei voti contro uno
Tutti e cinque i punti sono stati approvati con il medesimo risultato:
sei voti favorevoli della maggioranza e il voto contrario del capogruppo di Arriora.
Il voto contrario non è stato pregiudiziale. Per ogni proposta sono state indicate le criticità che impedivano alla minoranza di assumersi la responsabilità di un voto favorevole.
Arriora non ha messo sotto accusa i dipendenti comunali e non ha contestato per principio le finalità delle deliberazioni. Ha controllato che le proposte corrispondessero agli allegati e che i documenti fossero completi, coerenti e comprensibili.
Punto 1 – Il PEF TARI descritto in due modi differenti
Il primo punto riguardava la validazione del Piano economico finanziario della TARI per il periodo 2026-2029.
Il totale economico risultava chiuso, ma la relazione e il file Excel non descrivevano nello stesso modo alcuni elementi fondamentali.
Per lo stesso contratto venivano indicate due scadenze differenti: il 30 novembre 2026 nella relazione e il 31 maggio 2028 nel Tool Excel.
Anche le attività affidate al gestore non erano rappresentate in maniera coincidente. La contraddizione più rilevante riguardava oltre 82 mila euro di costi per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti. Secondo la relazione questi costi erano stati attribuiti al Comune; nel file Excel risultavano invece collocati nella parte del gestore.
Mancavano inoltre alcuni documenti richiamati come base del PEF e necessari per ricostruire pienamente il procedimento.
Arriora non ha sostenuto che il totale fosse automaticamente sbagliato. Ha evidenziato che non si possono approvare serenamente due rappresentazioni non coincidenti dello stesso servizio.
Punto 2 – Tariffe TARI, coefficienti e bonus sociale
Le tabelle delle tariffe TARI contenute nella proposta coincidevano numericamente con l’allegato tecnico. La minoranza lo ha riconosciuto chiaramente.
Le tariffe, però, derivavano dal PEF appena contestato e poggiavano quindi su una base documentale non sufficientemente chiarita.
La proposta affermava inoltre che tutti i coefficienti fossero compresi tra i valori minimi e massimi. Nell’allegato risultavano invece coefficienti inferiori ai minimi ordinari per alcune categorie, tra cui alberghi con ristorante, ristoranti e bar.
La normativa può consentire determinate riduzioni, ma una scelta del genere deve essere espressamente dichiarata e motivata. Non si può scrivere che tutti i coefficienti rispettano i valori ordinari quando l’allegato mostra una situazione differente.
Il bonus sociale sui rifiuti veniva poi riferito agli utenti non domestici. Il bonus nazionale disciplinato dal DPCM n. 24 del 2025 riguarda invece le utenze domestiche appartenenti a famiglie in condizioni economiche disagiate. Eventuali agevolazioni comunali destinate alle imprese costituiscono uno strumento differente e richiedono una specifica disciplina e una propria copertura.
Infine, la terza rata in scadenza il 31 gennaio 2027 veniva indicata nel dispositivo come relativa alla TARI 2025 anziché alla TARI 2026.
Un atto tributario destinato a incidere direttamente sulle famiglie e sulle attività economiche avrebbe richiesto almeno una rilettura finale.
Punto 3 – Una ratifica senza l’atto da ratificare
La variazione di bilancio comprendeva risorse destinate al segretariato sociale, all’inserimento in struttura e ai servizi per i minori. Arriora non ha contestato queste finalità, considerate utili e condivisibili.
Il problema riguardava la documentazione.
La proposta chiedeva di ratificare la deliberazione di Giunta n. 41 del 17 giugno 2026. L’allegato riportava invece, in ogni pagina, il riferimento alla deliberazione n. 45 del 16 giugno.
Due numeri e due date differenti.
Nel fascicolo consegnato ai consiglieri non era presente la deliberazione n. 41 che il Consiglio avrebbe dovuto ratificare. Non risultava allegato nemmeno il parere del revisore richiamato dalla proposta.
Il voto contrario non era quindi rivolto contro i servizi sociali, ma contro la pretesa di ratificare un provvedimento non identificato in maniera univoca e non presente nel fascicolo.
Punto 4 – Una relazione rimasta con risposte opposte
La relazione sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio presentava saldi positivi e un fondo di cassa consistente. La minoranza lo ha riconosciuto, evitando qualsiasi allarmismo sulla situazione finanziaria del Comune.
Nello stesso documento erano però rimaste contemporaneamente risposte alternative e opposte.
Per l’Area sociale comparivano sia l’assenza sia la presenza di criticità e debiti fuori bilancio. Per i cronoprogrammi risultavano sia la loro conferma sia la necessità di modificarli. Anche sulla situazione di cassa erano rimaste conclusioni alternative non definite.
Il parere del revisore veniva richiamato lasciando in bianco il numero e la data e non risultava presente nel fascicolo.
La relazione segnalava inoltre il mancato raggiungimento, entro il 30 giugno 2026, di un obiettivo collegato al progetto PNRR da 480 mila euro per l’asilo nido, senza spiegare lo stato effettivo dei lavori, l’esistenza di eventuali proroghe e le possibili conseguenze per il Comune.
Arriora non ha affermato che il Comune fosse in disavanzo. Ha sostenuto una cosa molto più semplice: non si possono certificare gli equilibri sulla base di una relazione rimasta incompleta e con risposte opposte ancora presenti.
Punto 5 – Il regolamento sulla protezione dei dati personali
Il quinto punto era probabilmente il più delicato dell’intera seduta.
Il Consiglio era chiamato ad approvare il nuovo regolamento comunale sulla protezione dei dati personali: uno strumento che riguarda i diritti dei cittadini, le responsabilità del Comune e il lavoro quotidiano di tutti gli uffici.
Su questo argomento il capogruppo Mario Cesare Secci ha illustrato anche una relazione tecnica, richiamando la propria esperienza professionale maturata nel settore della protezione dei dati personali.
Le criticità principali erano due.
L’Allegato A non era presente
L’articolo 9 del regolamento stabilisce che gli uffici debbano utilizzare uno schema tipo indicato come “Allegato A” per disciplinare i rapporti con i responsabili esterni del trattamento.
Questo allegato, però, non era presente nel fascicolo consegnato ai consiglieri. Il documento terminava con l’articolo 24.
Non si trattava dell’Allegato 1 della proposta, che conteneva il testo del regolamento. L’Allegato A era uno schema distinto, espressamente richiamato dal regolamento e necessario per la sua concreta applicazione.
Il Consiglio stava quindi approvando un regolamento che imponeva agli uffici di utilizzare un modello che non era stato allegato.
Due figure differenti confuse nello stesso articolo
L’articolo 19 chiamava il DPO “Responsabile del trattamento”, sovrapponendo due figure giuridicamente differenti.
Il DPO è il Responsabile della protezione dei dati. Svolge funzioni di consulenza, vigilanza e controllo sull’applicazione della normativa.
Il Responsabile del trattamento è invece un soggetto che tratta dati personali per conto del Comune, sulla base di un contratto o di un altro atto giuridico.
Non è una semplice differenza terminologica. Le due figure hanno compiti, posizioni e responsabilità differenti.
Un regolamento nato per assicurare chiarezza e correttezza nella gestione dei dati personali non dovrebbe entrare in vigore con un allegato mancante e una definizione giuridicamente sbagliata.
La richiesta di rinvio respinta dal Sindaco
Su questo punto Arriora non si è limitata a dichiarare il proprio voto contrario.
Il capogruppo ha chiesto di rinviare l’approvazione, integrare l’Allegato A e correggere la confusione tra DPO e Responsabile del trattamento. Ha inoltre manifestato la propria disponibilità a collaborare per completare il documento.
Non si chiedeva di abbandonare il regolamento. Si chiedeva di approvarlo dopo averlo reso completo, corretto e immediatamente applicabile.
La risposta del Sindaco è stata perentoria:
«No, lo portiamo ai voti».
Il regolamento è stato quindi approvato senza modifiche, con sei voti favorevoli della maggioranza e il voto contrario di Arriora.
È il passaggio politicamente più significativo della seduta: la maggioranza ha preferito utilizzare i propri numeri, peraltro ridotti al minimo.
