Concorsi comunali: non chiediamo annullamenti, chiediamo chiarezza.
Ma ora una domanda resta inevitabile: chi decide davvero a Riola Sardo?
Nei giorni scorsi abbiamo scritto che gli atti relativi ai concorsi comunali erano finalmente arrivati e che li avremmo letti con attenzione.
Lo abbiamo fatto.
Abbiamo letto bandi, determine, verbali, graduatorie, regolamenti, risposte ufficiali e documentazione allegata.
Ora possiamo dire con chiarezza due cose.
La prima: il gruppo consiliare Arriora non chiede e non intende chiedere l’annullamento dei concorsi.
Non ci sono, per quanto abbiamo potuto verificare, elementi tali da mettere in discussione l’esito sostanziale delle procedure o il diritto dei vincitori a iniziare il proprio lavoro. Anzi, rinnoviamo ai nuovi assunti il nostro augurio sincero di buon lavoro. Riola Sardo ha bisogno di uffici che funzionino, di personale presente, di servizi più rapidi e più vicini ai cittadini.
La seconda cosa, però, è altrettanto chiara: dagli atti emergono criticità amministrative e politiche che non possono essere liquidate come semplici dettagli.
Non parliamo di complotti.
Non parliamo di concorsi da buttare.
Non parliamo di vincitori da mettere in discussione.
Parliamo di una cosa molto più semplice e, per certi versi, più grave sul piano istituzionale: chi decide nel Comune di Riola Sardo?
La richiesta degli atti: un diritto, non un favore
La vicenda nasce da una richiesta di accesso agli atti presentata dal gruppo Arriora.
Prima richiesta: marzo 2026.
Poi una reiterazione.
Poi un ulteriore sollecito.
Poi il coinvolgimento degli organi di garanzia.
Solo dopo tutto questo, gli atti sono stati trasmessi. Questo già racconta molto. Un consigliere comunale non chiede gli atti per curiosità personale. Li chiede perché la legge gli riconosce il diritto-dovere di controllare l’attività amministrativa. Il controllo consiliare non è un fastidio. Non è un capriccio. Non è una perdita di tempo. È una funzione democratica. E se per ottenere gli atti servono mesi, solleciti, PEC, Prefettura e Difensore Civico, allora il problema non è chi controlla. Il problema è chi non risponde.
Il regolamento comunale e la tassa “sparita”
Il punto più importante riguarda la tassa di partecipazione ai concorsi. La risposta degli uffici sostiene che la tassa di concorso non sia obbligatoria per legge nazionale e che l’Amministrazione abbia scelto di non prevederla per favorire la partecipazione, semplificare la procedura e non aggravare il lavoro degli uffici. Benissimo. In astratto il ragionamento può anche avere una sua logica. Ma c’è un problema.
Il Comune di Riola Sardo ha un proprio Regolamento per l’ordinamento degli uffici e dei servizi. E quel regolamento prevede espressamente, all’articolo 74, che i concorrenti alle selezioni debbano versare al Comune una tassa di ammissione di 10 euro, con esclusione delle procedure di mobilità.
Quindi la domanda è inevitabile:
se il regolamento comunale prevedeva quella tassa, chi ha deciso di non applicarla?
La Giunta ha approvato una delibera?
Il Sindaco ha dato un indirizzo?
L’Assessore competente ha formulato una direttiva?
È stata modificata la norma regolamentare?
Esiste un atto formale che autorizza la deroga?
Dagli atti che abbiamo ricevuto, questo passaggio non risulta.
E qui il punto non sono i 10,33 euro.
Il punto è molto più serio: un regolamento comunale vigente può essere accantonato da un ufficio senza un chiaro atto politico o amministrativo che lo disponga?
Se la risposta fosse sì, allora i regolamenti diventerebbero carta decorativa. Se la risposta è no, allora qualcuno deve spiegare perché questo è accaduto.
Politica e burocrazia: ruoli che non possono confondersi
In un Comune i ruoli sono chiari. La politica dà l’indirizzo. Gli uffici gestiscono. La Segreteria comunale garantisce assistenza giuridico-amministrativa e correttezza dell’azione dell’Ente. Il Consiglio controlla. Quando questi ruoli si confondono, la macchina comunale non diventa più efficiente. Diventa opaca.
Da tempo, nelle strade, nelle piazze e nei bar di Riola Sardo gira una domanda che molti cittadini ripetono con sempre maggiore frequenza:
ma al Comune chi comanda davvero?
Fino a ieri poteva sembrare una battuta da paese. Oggi, dopo questa vicenda, quella domanda assume un peso diverso. Perché dagli atti emerge una maggioranza politicamente debole, che sembra spesso limitarsi alla gestione ordinaria, senza una vera capacità di indirizzo. Emerge un’Amministrazione che si muove solo quando viene pungolata. Emerge una macchina comunale nella quale le decisioni appaiono talvolta spostate dagli organi politici agli uffici, come se la politica fosse spettatrice e non guida dell’Ente. Questo non è un problema personale. È un problema istituzionale.
Refusi, imprecisioni e atti da maneggiare con più cura
Durante la lettura degli atti sono emerse anche imprecisioni, refusi, richiami non sempre coerenti e passaggi che avrebbero meritato maggiore attenzione. Sia chiaro: nessuno pretende che un ufficio sia infallibile. Ma gli atti di un concorso pubblico non sono appunti presi di fretta. Sono documenti ufficiali. Riguardano persone, graduatorie, lavoro, diritti, aspettative, responsabilità dell’Ente. Per questo devono essere scritti con cura. Un numero sbagliato, una data imprecisa, un riferimento non coerente, una motivazione inserita solo dopo: singolarmente possono sembrare piccole cose. Ma messe insieme raccontano un metodo. E il metodo, in amministrazione pubblica, conta.
Conta perché tutela i cittadini.
Conta perché tutela i candidati.
Conta perché tutela gli stessi uffici.
Conta perché evita contenziosi, sospetti, polemiche e brutte figure.
Arriora ha fatto bene a controllare
Questa vicenda dimostra una cosa semplice: Arriora ha fatto bene a chiedere gli atti.
Ha fatto bene a insistere.
Ha fatto bene a sollecitare.
Ha fatto bene a coinvolgere gli organi di garanzia.
Ha fatto bene a leggere le carte, una per una.
Perché il ruolo di una minoranza consiliare non è stare seduta in Consiglio ad aspettare la prossima convocazione. Il ruolo di una minoranza è controllare, verificare, leggere, capire, fare domande e pretendere risposte. Anche sulle cose piccole. Anche sui dettagli. Anche su ciò che qualcuno vorrebbe archiviare con un’alzata di spalle. La buona amministrazione si vede anche da lì.
Nessun attacco ai neo assunti
Lo ripetiamo ancora, perché non vogliamo lasciare spazio a interpretazioni strumentali. Questa vicenda non riguarda i vincitori del concorso. Non riguarda il loro merito. Non riguarda il loro futuro lavorativo. Non riguarda il diritto del Comune ad assumere nuovo personale. Anzi, ci auguriamo che i nuovi dipendenti possano lavorare bene, con serenità, competenza e spirito di servizio verso la comunità. La nostra critica è politica e amministrativa. Riguarda chi governa il Comune. Riguarda chi dà o non dà indirizzi. Riguarda chi controlla o non controlla. Riguarda chi dovrebbe guidare la macchina amministrativa e invece sembra subirla.
Una maggioranza senza guida politica forte
Questa vicenda conferma una sensazione che da tempo molti cittadini percepiscono. La maggioranza appare spesso priva di una reale forza politico-amministrativa. Non basta amministrare l’ordinario. Non basta firmare atti già preparati. Non basta comparire quando c’è da tagliare un nastro o rivendicare un risultato. Governare un Comune significa dare indirizzo, assumersi responsabilità, controllare che gli uffici applichino correttamente le regole, intervenire quando qualcosa non funziona. Se una scelta è politica, deve essere assunta dalla politica. Se un regolamento è superato, la politica deve modificarlo. Se una tassa non è più opportuna, la politica deve dirlo con un atto chiaro. Non si può lasciare che siano gli uffici a decidere di fatto, salvo poi spiegare dopo che era tutto ragionevole. La ragionevolezza, in un Comune, deve camminare sulle gambe degli atti.
La domanda finale
Per questo oggi la domanda è semplice:
chi decide davvero a Riola Sardo?
Il Sindaco?
La Giunta?
Gli Assessori?
Gli uffici?
O una macchina amministrativa che procede da sola, mentre la politica resta sullo sfondo?
Noi non facciamo questa domanda per alimentare polemiche.
La facciamo perché è una domanda che riguarda tutti.
Riguarda il funzionamento del Comune.
Riguarda la trasparenza.
Riguarda il rispetto dei ruoli.
Riguarda la qualità dell’amministrazione pubblica.
Cosa chiediamo
Chiediamo che venga chiarito formalmente con quale atto sia stata decisa la mancata applicazione della tassa prevista dal regolamento comunale. Chiediamo che per il futuro gli atti siano redatti con maggiore cura. Chiediamo che i regolamenti vengano applicati oppure modificati, ma non ignorati. Chiediamo che il Sindaco e la Giunta esercitino pienamente il loro ruolo di indirizzo politico. Chiediamo che la Segreteria comunale e gli uffici garantiscano atti coerenti, precisi e rispettosi delle norme interne dell’Ente. Chiediamo, in sostanza, una cosa normale: che il Comune funzioni come deve funzionare un Comune.
Trasparenza non è una parola da campagna elettorale
La trasparenza non si invoca solo quando conviene. La trasparenza si pratica quando qualcuno chiede gli atti.
Si pratica rispondendo nei tempi dovuti.
Si pratica motivando le decisioni.
Si pratica rispettando i regolamenti.
Si pratica spiegando ai cittadini chi decide e perché.
Arriora continuerà a fare questo.
Con calma, con documenti alla mano, senza inseguire urla o accuse inutili.
Ma con la fermezza di chi sa che il controllo non è un favore concesso dalla maggioranza o dagli uffici.
È un diritto dei consiglieri comunali.
Ed è una garanzia per tutti i cittadini di Riola Sardo.
